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Sull’ Avvenire Dino Boffo in tre pagine si difende sulla lettera anonima pubblicata dal Giornale che lo accusa di molestie ai danni della moglie dell'uomo con il quale avrebbe avuto una relazione di natura omosessuale .Sulle le pagine pubblicate sul giornale della Cei c’è una selezione delle molte lettere di solidarietà arrivate alla casella postale di Avvenire.
All’ attacco di Vittorio Feltri che in un editoriale in prima pagina su Il Giornale diffida Boffo dal voler ancora "lanciare anatemi e tirare le orecchie a Berlusconi" per la sua vita privata, visto che il direttore di Avvenire sarebbe stato coinvolto in una vicenda giudiziaria legata a questioni sessuali il tutto documentato dal casellario giudiziario, così Boffo si difende:
Non c'é alcun riferimento a "inclinazioni sessuali" tra gli atti giudiziari di Terni citando la precisazione fatta ieri dal gip di Terni, quanto sporco sia il gioco che stanno conducendo il direttore del Giornale Vittorio Feltri e i suoi. Questi sarebbero stati poi prontamente affiancati dal manipolo di coloro che su altre pagine di giornale hanno preso per oro colato la loro rivelazione', uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e puro veleno.
Hanno diffamato hanno deciso, loro sì, sentenziato, che il direttore di Avvenire era un 'omosessuale', un 'molestatore', uno 'sfasciafamiglie'. Un sepolcro imbiancato da picconare in pubblico. E da ieri hanno già cominciato a dissimulare la loro vergognosa operazione. Non più mescolando le carte, ma cercando di far sparire quella che dimostra quanto sporco sia il gioco che stanno conducendo. La lettera anonima è una patacca che il Giornale non ha mai pubblicato integralmente. Feltri spieghi perché dal suo Giornale è sparito il foglio B.
Una lettera anonima che mai avrei creduto di dover pubblicare. Un atto che però, vista la situazione, considera oggi inevitabile, anche se solo l'idea di trascriverla a me e ai miei colleghi fa ribrezzo. Bisogna che i lettori di Avvenire sappiano che cosa è in realtà la 'sentenza giudiziaria' maneggiata come un manganello" da Vittorio Feltri e dal giornalista Gabriele Villa: uno sconclusionato e sgrammaticato distillato di falsità e di puro veleno costruito a tavolino per diffamare.
M.C.
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